QUANDO A DISCRIMINARE E’ LO SPORT:

OSCAR PISTORIUS

Con le sue gambe al carbonio corrono anche i nostri sogni

Oscar Pistorius

Venerdi’ 13 luglio 2007, un’afosa serata romana, rimarrà nella storia dell’atletica leggera non per un episodio squisitamente sportivo, ma per una vicenda umana che ci deve far riflettere. Oscar Pistorius, ventenne atleta sudafricano, cui sono state amputate entrambe le gambe quando aveva solo pochi mesi a causa di un difetto congenito, ha vinto la sfida della sua vita. Al Golden Gala di Roma, con il tempo di 46 secondi e 90 centesimi, si è classificato al secondo posto sui 400 metri battuto dall’italiano Stefano Braciola, precedendo però sei atleti normodotati, staccati all’ultimo rettilineo. Davanti a lui sicuramente un futuro da vincitore e/o da star, comunque vada a finire.

Perché la cosa che mi sconcerta sta proprio qui. La Federazione Internazionale di Atletica Leggera ha filmato la sua performance per verificare se le protesi al carbonio possano avvantaggiarlo e che quindi sia ”regolare” che quest’uomo handicappato e bionico corra ancora (e probabilmente vinca) contro atleti ”normali”. Questa è pazzia allo stato puro. Penso che sia una follia cercare di stabilire se Pistorius, vincitore senza gambe, possa trarre vantaggio agonistico dalle sue ”zampe di canguro”, come lui stesso le definisce.

Ho letto che alcuni addetti ai lavori hanno sostenuto che le protesi al carbonio permettano una falcata più lunga di 20 cm e che non scatenino l’acido lattico, normalmente prodotto in questo tipo di competizioni, ai polpacci. Mi dispiace per chi fa questo tipo di ragionamento, ma di normale in questa storia non c’è proprio nulla. C’è invece la straordinaria forza di volontà e d’animo, che ha permesso a questo ragazzo, fortemente handicappato, di arrivare secondo alle gare di Roma e che ora si vuole preparare per le prossime Olimpiadi. Pistorius non è il primo atleta menomato a vincere contro i normodotati: è l’unico al mondo -e tale resterà- ad aver compiuto un’impresa che va oltre le corsie di una pista, oltre lo sport e soprattutto oltre il regolamento.

Pistorius, con le sue protesi metalliche ed il suo prestigioso secondo posto, corona il sogno (in ogni senso) di tutti i diversamente abili: il superamento di ogni limite, l’emozionante vittoria della volontà e della forza. L’atletica mondiale si trova di fronte ad una svolta che deve saper cogliere, perché l’impresa di Pistorius va oltre la fisicità, il risultato, lo sponsor e le soddisfazioni personali e volerlo negare significa essere ciechi. Nessun regolamento, nessuno studio e nessun dubbio deve fermare questo straordinario ragazzo. Uno degli atleti che Pistorius ha battuto, Domenico Rao, ha espresso il pensiero più intelligente di tutti: “Dico solo che è il benvenuto e che è un esempio da seguire per tutti”. Auspico che i burocrati dell’Atletica Mondiale abbiano ascoltato queste dichiarazioni.

Partinico, 29/07/2007 prof. Vito Pace