Mi addormento lungo la strada...

Mi addormento lungo la strada sulle spalle di mio padre. Al risveglio sento un odore nuovo e all’inizio non capisco di cosa si tratti. Vedo la mamma sfinita, non ha più la forza di camminare. Il suo pancione cresce ogni giorno di più e io certe volte lo tocco per poter dire al mio fratellino che ormai è ora di nascere perchè la mamma non riesce più a stare in piedi e sta male.

Da lontano vedo qualcosa di immenso e che termina su una linea che sembra lontanissima. –Cos’è quello papà?- e mi risponde che è il mare. Continuiamo a camminare con il sole che ci martella la testa per almeno un’ altra ora. Arriviamo proprio vicino al mare. Ci sono tante barche piene di persone e anche noi saliamo su una di quelle. Finalmente la mamma si può sedere così da riposare e io mi siedo accanto a lei. Papà sta parlando lontano da noi con un signore dalla pelle bianca come il latte, che sembrava arrabbiato ed urlava.
Dopo un po’ papà si viene a sedere accanto a me e io mi appoggio sulla sua spalla. Siamo tutti affamati e papà dà una banana ciascuno.

La barca che all’inizio sembrava grandissima adesso è pienissima di persone e sembra una barca piccolissima. -Dove andiamo con tutte queste persone papà?- gli chiedo. Sembrano tutti spaventati e soprattutto ansiosi di partire. – Ci facciamo una bella vacanza. Andiamo in Italia Salim - la sua risposta rassicurante.

Poco dopo la barca comincia a muoversi. È piena di persone e sembrano felici ora che la barca ha cominciato a muoversi. L’acqua del mare è blu scuro come la notte e mi fa un po’ paura. Poco a poco ci allontaniamo dalla terra, la vedo sempre più lontana. L’atmosfera si fa piacevole: tutti parlano fra loro, ridono, scherzano. La mamma dorme ma viene svegliata da un canto che comincia da un gruppetto di ragazzi. Non riesco a capire bene cosa dicono ma due parole sono certo di averle capite: libertà, speranza. Altri afferrano il ritmo di quel canto e cominciano a cantare fino a coinvolgere tutta la barca. La mamma e il papà sorridono e cominciano anche loro a cantare e a battere le mani felici. Mi diverto e comincio a ridere e saltare, ridere e saltare fino a stancarmi. Smettono di cantare e adesso tutti riposano e anch’io mi addormento sulle gambe della mamma. Così passano i giorni…

Mi svegliano grida di gioia. Papà mi dice che siamo quasi arrivati e mi fa guardare in lontananza dove intravedo di nuovo la terra quasi trasparente. Il clima diventa confusionario: tutti si mettono a saltare e ad urlare di caotica felicità. Ci avviciniamo sempre di più all’Italia quando sento un gran boato. Urla e grida cominciano a coinvolgere tutti dall’altra parte della barca. Tutti entrano nel panico. Mi spingono a terra e non riesco più a vedere mamma e papà. Comincio a piangere. Le persone sono tutte spaventate e gridano: alcuni si buttano in acqua e io vengo lentamente spinto verso la ringhiera. Da lì vedo che la barca ha preso fuoco e la paura mi assale. Continuo a piangere più forte di prima e vedo persone che si sono buttate in acqua e cercano invano di muoversi e di galleggiare. Sento qualcuno che mi chiama. E’ papà ma ho paura e continuo a piangere. La barca sta lentamente affondando e il mare diventa sempre più vicino e pauroso. Vedo la mamma in acqua e comincio a chiamarla ma vedo che non riesce a respirare. L’acqua aggredisce ormai il barcone, sembra volerlo ingoiare, mi arriva ai piedi. Guardo mamma in affanno, mi butto in acqua per aiutarla ma non riesco più a muovermi e solo ora mi rendo conto di non saper nuotare.

L’acqua mi assale il volto con un ritmo continuo ed ogni volta ne inghiotto tantissima: è salata e mi brucia la gola. Non vedo più la mamma e sento che le forze mi abbandonano. Comincio ad affondare, i raggi del sole penetrano nell’acqua ma non fanno molta luce, sono freddi, sbiaditi. Tutto diventa sempre più buio e la luce sempre più fievole. Chiudo gli occhi. Mi addormento.

Partinico, 11/11/2013 Claudio D’Aiuto III D