NATI IN CERCA DI UNA META


Poeti depressi o cantanti falliti? Storie e leggende di un passato troppo remoto? O semplicemente animi in procinto di riflessione?

Cosa pensare riguardo coloro che nella parabola evolutiva storico-letteraria hanno vissuto la propria vita come un viaggio? Dai tempi di Omero con Ulisse, passando per il Medioevo con Dante e Petrarca, sino alla poesia ottocentesca di Foscolo, il viaggio è sempre stato visto come metafora della vita e continua ad esserlo ancora oggi.

Un viaggio stupendo alla ricerca di un porto sicuro, magari tra alti e bassi, ma comunque esaltante. O magari, come per Petrarca la cui vita è dallo stesso definita in un sonetto “nave colma d’oblio”, un viaggio insicuro, pericoloso, pieno di insidie e di venti contrari, che giunge al porto avanzando un dubbioso passo.

Ma il viaggio può avere diverse mete. Nella concezione medioevale, per esempio, la vita consisteva in un percorso trascendente, mirato al raggiungimento di un al di là incantevole ed appagante e, a seconda dei sacrifici e delle pene che si erano scontate durante questo cammino, si sarebbe giunti alla purificazione. Da ciò deriva lo spirito delle crociate, o ancora l’elevato numero dei masochisti uccisi dalle loro stesse mani per avvicinarsi alle pene del Cristo; questo e tanto altro può essere da testimonianza di una tensione verso l'Eterno, come, ad esempio, il viaggio compiuto da Dante nei tre regni dell’oltretomba, un cammino diretto all’alto colle da dove si erge il sole, Dio. Vita, quindi, come viaggio trascendente.

Una diversa interpretazione della vita attraverso la metafora del viaggio, ci viene fornita dal pensiero umanistico-rinascimentale, secondo il quale chi viaggia deve tenere gli occhi aperti sul presente senza preoccuparsi di eventuali “inondazioni” future o possibili “naufragi”, un viaggio che parte dall'uomo per giungere alla celebrazione delle potenzialità dello stesso. Remare, tenere saldi i remi e remare con lo sguardo rivolto all’oggi. Ma qualunque epoca si faccia riferimento, invariabilmente il viaggio è metafora della vita. U. Saba, ad esempio, nella poesia “Ulisse” per parlare della propria esperienza non utilizza il verbo “vivere”, suggerisce piuttosto che nella giovinezza “ha navigato”. O ancora Baudelaire, ne “L’uomo e il mare” rivela l’importanza dell'elemento acquatico nel cammino dell’uomo, in quanto specchio dell’anima e sepolcro di “intime ricchezze”.

E ancora il viaggio interpretato come cammino di formazione è ravvisabile in Manzoni nella figura di Renzo, laddove l'ingenua impetuosità cede il posto alla saggezza, dopo un viaggio ricco di esperienze anche se spesso negative, quasi doppio, dopo cinque secoli, di quell'Andreuccio di Boccaccio, che pur attraverso esperienze e una morale diversa approda ad un medesimo porto di maturità; o in Dante personaggio della “Commedia”, attraverso la cui figura tutta l'umanità compie un cammino di formazione che è redenzione. Ma il viaggio è anche una condizione, quella dell’esilio come è stato per Foscolo a cui “prescrisse il fato illacrimata sepoltura”, e si potrebbe continuare all’infinito. Non si tratta quindi di un’invenzione, non di fantasia, ma di aderenza ad una multiforme realtà.

Se la vita del XXI secolo si dovesse paragonare ad un viaggio, sicuramente l’immagine più adatta sarebbe quella di una flotta di piccole barchette a vela che vanno a forza di olio di gomito e a vele gonfie di speranza, seguendo un unico grande vascello ammaliatore protetto dalla dea Fortuna e spinto da venti eristici e demagogici: qualche barca si perderebbe per strada, magari qualcuna di esse si staccherebbe volontariamente perché diretta verso il porto della critica, della conoscenza, della diversità, ma il resto della flotta continuerebbe a remare, seguendo quella rotta, seppur inconsapevole della meta. Sembrerà banale ma c’è sempre un viaggiatore nascosto dentro il cuore di ogni uomo, un marinaio che molto spesso ha paura di navigare per non cadere vittima di una tempesta di accuse e di errori. E senza saperlo anche noi adesso stiamo viaggiando: gli adolescenti verso la loro formazione; gli adulti diretti ad un miglioramento; gli innamorati pronti a fare il grande passo verso un porto reso sicuro dall’amore.

Pertanto: “Possa ancora continuare il viaggio giorno e notte, notte e giorno” (P. B. Shelley, Versi scritti sui colli Euganei).

Partinico, 30/05/2009

                                                                                  Fabiola Panzavecchia, III C (docente di lettere, prof.ssa Silvana Appresti)